PASSATO

Quello che su FB, con un colpo di genio, qualcuno ha definito “il lunedì più lunedì di tutti i lunedì dell’anno” è passato. E neppure così male.

Non posso dichiarare che avessi proprio voglia di tornare in ufficio, ma di certo la giornata si chiusa in positivo, non ho niente di cui lamentarmi per ora, e siamo già al 9 di gennaio!

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MA SI’, E’ ORA DI BUONI PROPOSITI

Nel 2017 dovrei:

  • ridere di più;
  • incazzarmi di meno;
  • raggiungere la meta del lavoro da casa per riuscire, finalmente, ad andare in palestra: quando ho accettato questo lavoro pensavo che avrei avuto più tempo per me da subito, non avevo fatto i conti con le FF.SS. Attualmente esco mezz’ora prima al mattino e rincaso mezz’ora più tardi la sera. Sono in perdita secca di un’ora al giorno (e facciamo tutti ciao, tutti insieme, ai miei tre mesi di abbonamento pagati a metà settembre due ore prima di firmare il contratto);

Nel 2017 vorrei:

  • il meglio per le persone che amo, quelle che senza loro non si va da nessuna parte;
  • il meglio per me, che non so cosa sia e non so se lo scoprirò quest’anno, ma l’impressione è che la strada sia ancora lunga.

Il 2017 per “gli altri”:

  • il futuro è un’ipotesi, forse è il prossimo alibi che vuoi, il futuro è una scusa, per ripensarci poi (E.R.) – non so cosa augurarvi. Forse di ridere, ad alcuni un lavoro, ad altri un figlio. Quello che gli altri desiderano, il meglio per loro…
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31/12/2016

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01/01/2017

Il mio augurio, per tutti quanti, è questo: perché è ciò di cui ho voglia io.

Il video è stupendo ma il testo è più importante questa volta.

…i buoni propositi?, domani. Forse.

 

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NON SCRIVO DA QUASI UN MESE

Contrariamente a quanto accaduto durante la mia ultima, prolungata assenza sto bene.

Sto molto bene.

Sto lavorando molto, meno di prima ma comunque molto. Qua non si gioca al massacro, si punta alla qualità. Loro dicono “alla perfezione”, io però non credo che la perfezione ci appartenga, l’errore è sempre dietro l’angolo, e non bastano esperienza ed attenzione per schivarlo. E’ insito nel lavorare che si possa sbagliare.

Comunque.

Sto bene. Sono serena. In misura quantificabile:

  • dormo senza chimica e anche senza erboristica;
  • mangio di più, forse mangio troppo, perché non ho più la nausea costante degli ultimi mesi;
  • rido, rido moltissimo, con le mie colleghe;
  • ho grande fiducia nei miei titolare, tre personaggi così diversi tra loro da sembrare impossibili in società.

E un po’ me ne vergogno: in un momento in cui il lavoro è prezioso quanto la salute, e chi lo nega è ipocrita, ho finalmente trovato un’azienda in cui i dipendenti hanno un peso, e i titolari se ne prendono cura, non solo appendendo cartelli del cazzo come quelli della X&Y (prenditi cura dei tuoi dipendenti e loro avranno cura dei tuoi clienti) dove i dipendenti potevano morire ammazzati. Vicendevolmente.

Mi imbarazza ammettere che finalmente sono soddisfatta.

Il resto va, il resto funziona.

Gli Orsi sono in forma, in procinto di traslocare (a primavera), completamente presi dai capricci di Trudi che li tiene sempre vigili.

Mio fratello è anche più in forma in me.

A questo punto vorrei lamentarmi delle ferrovie dello stato. Ma lascio perdere. Tanto chiunque prima a poi ha, o ha avuto, modo di testarle: sarebbe come sparare sulla croce rossa. Ma io, tra altri quattro mesi e mezzo, lavorerò da casa 🙂

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PRIMO BILANCIO (chiamiamolo così)

Una settimana intera. Una settimana durante la quale ho imparato a padroneggiare il nuovo software. Positivo.

Una settimana durante la quale ho cercato di inquadrare le colleghe:

  1. le due litiganti: una è lì da un po’, è molto inquadrata, mi piace molto. Nonostante abbiamo 15 anni di differenza la sento molto simile a me: quando si lavora si lavora. Preferibilmente in silenzio, siamo cinque in un ufficio, lei avendo il ruolo ufficiale di “insegnante” ha la responsabilità dei nostri eventuali errori, è comprensibile che le servano silenzio e concentrazione. L’altra litigante è fresca di università, un po’ distratta, litigiosa. Considera Skype un privilegio mentre è uno strumento di lavoro, finge di non capire cosa spieghi la prof (che è di origine moldava ma ha una proprietà della lingua italiana notevole, di certo superiore a quella dei miei ex colleghi) per potermi chiedere “non capisco cosa dice, me lo rispieghi?”. E’ da tenere sotto controllo, questo è un incarico mio, mi batterò perché il contratto le sia rinnovato SOLO se si impegnerà e smusserà un po’ gli angoli.
  2. la super giovane: compirà 19 anni tra dieci giorni, è fresca di diploma, è abbastanza silenziosa per quanto entusiasta. E’ la nipote dei uno dei capi. Da trattare con le molle, tenendo presente sempre che, anche involontariamente, potrebbe riferire qualunque parola detta. E qualunque parola può essere travisata.
  3. la tardona: ha COMUNQUE sei anni meno di me. E’ di un peso che la metà basta (come una vacca in braccio, direbbe un mio caro amico che su queste pagine ha interpretato il ruolo di gelsominO in passato). Mi ripete almeno 16 volte giorno che “ho l’ansia”, “me lo ripeti?, domani me lo rispieghi?”, “ne ho parlato con mio marito ma voglio parlarne anche con te”.

Verdetto finale, comunque, positivo, per tutte.

Una settimana di treno: ebbene sì, per i prossimi cinque mesi e mezzo sarò in sede, dove mi reco ogni mattina utilizzando un autobus (che passa sotto casa mia e si ferma in stazione) e un treno. Non devo più guidare: giudizio positivo.

Da aprile, forse prima, smetterò definitivamente i panni della pendolare: il mio lavoro inizierà alle 8,55 accendendo il pc nel mio salotto. Perché questa è la vera novità del lavoro che ho accetto: il lavoro in remoto.

Quello che, un po’, mi spiazza sono i titolari. La Triade. Poco presenti in sede, quando ci sono difficilmente si fanno vedere. Uno urla come un ossesso al telefono. Sempre. Con la porta chiusa. Usa il Lei, e lo esige. A me piace un sacco questa formalità da operetta, perché sono convinta che i “ruoli” siano importanti. Se tu sei quello che a fine mese mi firma il bonifico diamoci del Lei, a me sta bene. Gli altri due sono pacifici. Ma davvero. Uno di questi, a cui ho risposto “si accomodi, prego” mi ha detto “qua ci diamo tutti del tu, io sono Fabio”…. Urca!, e il Lei?, la mia tanto amata formula di cortesia?

Vabbè, la riserverò solo a chi la desidera…. ma a dire il vero la desidererei anche io. Che poi mantenere le distanze non è una brutta idea.

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IL LATO OSCURO DELLA FORZA

Primo giorno: in quattro dobbiamo imparare ad usare un programma nuovo, in tre devono imparare il lavoro (io lo conosco da mo’), in tre stiamo in una stanza, la quarta sta in un altro ufficio. Perché, chiedo? Perché non vuole stare con noi, mi risponde l’insegnante.

(Il fatto è che io, quella che non vuole stare con loro, l’avevo già incontrata e sapevo perfettamente come fossero andate le cose. La sera prima di iniziare ho anche ricevuto una chiamata “Tigli?, una cortesia, segui per bene la ragazza che hai incontrato qua, è brava, ma non si prende con le altre. Ti dispiace?”, “No, nuovo-collega, non c’è problema”)

La mattina passa così. Nel pomeriggio la mobbizzata manda un documento da controllare e la prof inizia a commentare a voce alta “qua c’è un errore, qua un altro, non capisce niente” tra gli sguardi divertiti e a scortesi delle altre due. Così non va. Quindi chiedo “Scusa ma secondo te come può imparare se tu non le dici cosa ha sbagliato?, vado a chiamarla” e sono uscita dalla stanza tra i “no, ma no non serve” (non serve ‘sto cazzo, se mi è concessa l’espressione).

Dopo la correzione, fatta con cortesia e lasciandole spiegare cosa l’avesse tratta in inganno e suggerendole come evitarlo d’ora in poi, le ho chiesto di prendere il suo portatile e di accomodarsi, immediatamente, in stanza con noi, perché il reparto è lì, non là. Un po’ come il lupo e il castello.

Ancora sguardi di disapprovazione e superiorità, questa volta anche con la prof.

Il secondo giorno arriva il capo, quello con cui ho fatto il colloquio, quello che mi ha cercata per questa lavoro, mi ha salutata e dato il benvenuto e quando mi ha chiesto se andasse tutto bene ho fatto presente “quando ha due minuti vorrei parlarle”.

Il gelo tra le colleghe, ultime arrivata e prof, e lui che ridendo mi risponde “Lei mi porta guai, lo so, venga nel mio ufficio”.

Sono uscita con “carta bianca, faccia tutto quello che crede necessario per farle lavorare insieme, ha la mia approvazione. Tra due mesi mi dirà cosa pensa”.

Ecco, ora lo posso ammettere: sono passata alla concorrenza, quella più spietata di X & Y, sono presso quelli che stanno rivoluzionando il mondo della dogana. E non sono più “la cretina della situazione”, sono stata introdotta come “persona con esperienza, seguitene le istruzioni”.

Venerdì, terzo giorno, ambiente abbastanza sereno, mobilizzata seduta a distanza da prof, io e le altre a turno su un pc, imparando ad utilizzare il gestionale e spiegando alcune procedure che prof fa “a memoria” ma hanno un motivo e quindi andrebbero ragionate e non standardizzate.

Nonostante tutto mi sembra un sogno.

 

 

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IERI HO SALUTATO TUTTI

E sono tornata a casa.

Finalmente sono tornata a casa mia.

Da domani inizierò un nuovo lavoro, che ancora non posso illustrare, perché è “strano”, così strano che non ho potuto spiegarlo nemmeno ai miei “ex”, e ho raccontato a tutti che lavorerò per un idraulico, farò l’impiegata che fissa gli appuntamenti telefonici, compila gli elenchi dei materiali da portare per gli interventi e poco altro.

Non so se mi hanno creduto, e immagino che a breve scopriranno la verità (N.B. il mio nuovo lavoro non è illegale, è solo molto innovativo rispetto al panorama abituale italiano).

Mi sento… non lo so.

Non mi sento più in gabbia però, e questa è una novità quasi difficile da affrontare. Non sarò più in un ufficio dove ognuno racconta a voce un po’ troppo alta tutte le malattie, i dispiaceri, gli incidenti e i debiti propri, dei familiari e dei vicini di casa nel raggio di cinque km.

Forse oggi ho un po’ paura, mi sono svegliata al solito orario, senza sveglia. Oggi che potrei dormire o festeggiare sto pensando a come organizzarmi, nonostante la logistica sia già impostata.

Se i negozi sono aperti oggi mi compro una borsa nuova, quella della pendolare ha fatto il suo tempo 🙂

 

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IERI POMERIGGIO

Ore 16,50, in ufficio.

Chiama un cliente importante, importantissimo nell’economia della X & Y, uno di quei clienti che tutti vorrebbero: super ligio al dovere, se una procedura viene spiegata in modo esaustivo viene IMMEDIATAMENTE applicata, se c’è una nuova rogna da mettere in pratica chiamano Mr. Y che nel giro di mezz’ora si deve palesare presso il loro uffici e spiegare. A quel punto si può stare certi che dal giorno successivo ogni singolo impiegato sarò informato della novità e lo metterà in pratica senza protestare.

Per contro, questo cliente un po’ spaccamaroni, paga con precisione e con rara puntualità, generalmente un paio di giorni prima della scadenza. Dà tanto lavoro, quindi paga tanto.

Tornando alla telefonata, chiama Anita e mi chiede “come devo classificare le sportine in carta plastificata?, le sto inserendo in anagrafica e volevo farlo in modo completo fin da subito, per evitare di doverci tornare sopra poi”. Non lo so, a memoria non ricordo la tariffa doganale, ricordo però che la X & Y le ha importate dalla Cina per un altro cliente. Le chiedo di attendere un attimo e mi affaccio all’ufficio di Mr. Y:

  • capo scusa, c’è al telefono Anita della ditta SUPERMEGACLIENTE GUAI NON DARGLI SODDISFAZIONE, chiede la tariffa doganale delle sportine plastificate, te la ricordi al volo? (Anita in realtà ha usato il termine shopper, perché loro i occupano di abbigliamento, io dico ancora pullover, loro usano tremila termini diversi)
  • Perché lo vuole sapere?
  • Lo deve inserire in anagrafica
  • Perché lo deve inserire in anagrafica?
  • Perché è un articolo nuovo
  • Ma lo devono vendere?
  • Sì…
  • Ma perché vendono le sportine adesso?
  • Non lo so, magari sono quelle natalizie che vendono ai negozi all’estero…
  • Beh e perché hanno fatto le sportine proprio adesso?
  • Ma scusa ma lo deve fare proprio subito?
  • ….
  • E poi da quand’è che vendono le sportine?, di solito le regalavano, nelle fatture erano indicate come omaggi, come mai adesso le vendono?
  • Tigli non dici niente?

E la Tigli ha detto.

La Tigli lo ha guardato dritto negli occhi e ha commentato: OTTO ORE Mr. Y (facendo anche il numero con le dita, come fanno i bambini quando gli chiedi l’età), otto ore lunedì prossimo e poi tutto questo sarà finito….

A quel punto mi ha comunicato la tariffa doganale, io l’ho riferita ad Anita e con l’occasione l’ho salutata, loro lunedì saranno chiusi.

Io dalle 18,00 di lunedì sera chiuderò con la X &  Y. Otto anni e otto mesi di condanna. Non li ha beccati neppure Corona….

 

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– 3

Ho intitolato così un altro post, in agosto, e significava tre giorni alle ferie.

Questa volta, i tre giorni, mancano per arrivare “ad una vita normale”.

Non da pendolare. Non sempre di corsa. Non sempre sotto stress per cause esterne ma contingenti al lavoro.

Significa anche sganciarmi da un gruppo di persone con cui non sono mai riuscita a trovare un punto di incontro, perché il mio essere educata li spronava solo a comportarsi ancora peggio, nel tentativo costante di farmi perdere le staffe. Sono riusciti un paio di volte, ma poi (è stata durissima resistere) non più.

Credo che mi passerà finalmente la gastrite, che anche stasera si fa sentire.

Mi mancheranno un gruppo di clienti: quattro o cinque ragazze, tutte sotto i trenta, alle quali in diversi momenti ho fatto da mamma. Che fossero maroni lavorativi da camuffare o fidanzati fetenti a cui farla pagare, cercavano me. Perché se una cosa si può aggiustare senza fare scenate io lo preferisco e mi presto. E se un uomo si comporta male io sono solidale con le donne. Ecco, “le mie bimbe” mi mancheranno. Le ho avvertite, le ho pregate di non chiamare per salutarci, per loro potrei piangere.

E onestamente piangere alla X & Y mi sembra fuori luogo. Non vorrei mai che fraintendessero!!!

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