INTRECCIO DI PENSIERI

Quando ero bimba, in estate, i miei genitori avevano l’abitudine di trascorrere un mese al mare. Erano anni in cui un impiegato poteva permettersi l’affitto di un appartamento ai lidi e di parcheggiarci la famiglia, mentre lui pendolava per due settimane e ci si trasferiva per le rimanenti.

Con noi, generalmente in un appartamento gemello, c’erano mia zia e i cugini, mentre lo zio seguiva le identiche traiettorie del mio babbo. Erano giorni diversi, mia mamma non mollava mai la rigida quotidianità fatta di orari e doveri, non erano, a mio giudizio, vere vacanze, come le intendo io oggi. Semplicemente si trasferiva il tran tran a sessanta chilometri di distanza. Si mangiava a tavola, apparecchiata!, ad orari fissi. Si andava a letto ogni pomeriggio dalle 14 alle 16 e per le 17 si era in spiaggia. Al mattino si faceva il bagno non prima di mezzogiorno (la digestione!) e bisognava girare fra gli scivoli praticamente incollata ai cugini. Se i cugini non avevano vogli di scivolo si stava sotto l’ombrellone e poche storie.

Quando ero là, alla sera, mi domandavo cosa succedesse nella mia stanza a casa. Immaginavo che le sedie si spostassero: quelle della cucina andavano in visita da quelle della sala da pranzo. Le poltrone, annoiate dalle chiacchiere, si muovevano nel corridoio. Pensieri un po’ così, pensieri infantili, l’idea di una vita segreta all’interno del quotidiano. Mi sarebbe piaciuto arrivare a casa prima del previsto e sorprendere i mobili che facevano una festa.

Poi, ovviamente, queste idee se ne sono andate, e se ne è andata anche la percezione del fatto che la vita non è solo dove mi trovo io. E’ nata la sensazione che, in mia assenza, tutto si congeli nel territorio che abito.

‘STO PAR DI PALLE!

Stamattina mi sono alzata* e ho aperto la finestra: oddio!, non c’è il mercato!, ma perché? Sono in malattia da ieri, ho già perso il senso del tempo?

Scopro così che hanno recintato lo spazio di tre posti auto e ci hanno piazzato un bagno chimico, l’altra mezza piazza è completamente chiusa e si scorge, in lontanaza, un ammasso di bancarelle che bloccano la via principale di accesso al paese… Ore nove, squillo di campanello, pensiero “sarà il medico fiscale”.

– Chi è?

– Signora Tigli sono il muratore, mi apre?

– Sì. (e apro)

Ma quale muratore? Io non ho chiamato nessun muratore. Quando sale fino al mio piano lo riconosco e mi meraviglio “cosa fa qua?”. E’ presto detto: è venuto per le infiltrazioni dal tetto post-terremoto (due anni e tre giorni fa…), l’amministratrice di condominio ha mandato una mail al mio vicino di destra che doveva informare me e la vicina di sinistra. Non l’ha fatto. Non c’è nessuno degli altri vicini, io sono reperibile per  puro caso e non si può procedere. In compenso ha fotografato le macchie per la terza volta. Vorrà farci un album.

A questo punto, incuriosita e con ancora mezz’ora di tempo prima dell’orario in cui devo blindarmi in casa, scendo a comprare un po’ di frutta e leggere i cartelli dei lavori che verranno fatti.

Riqualificazione della piazza.

Quando sarà pavimentata a dovere non sarà più area di sosta, sarà solo pedonale. Tempo previsto per i lavori 150 giorni. Poi procederanno a riqualificare l’altra metà, quella sotto casa mia. E il controviale sarà solo pedonale. Non ci sarà nemmeno un’area di carico/scarico. Considerando i negozi sotto casa… non so come andrà la questione.

Il fatto è che, in mia assenza, non si congela proprio un bel niente. Abbiamo protestato, firmato e sottoscritto. Ci hanno risposto “sì, sì”, come si fa con i bambini. Ma i lavori sono iniziati quasi alla garibaldina: non hanno avvisato nessuno, semplicemente, puntando sul senso civico dei cittadini che sanno dovere lasciare libera la piazza il venerdì mattina (pena multa e rimozione dell’auto eh?, non che i cittadini siano così disciplinati di loro) alle 6 c’erano i vigili ad attendere le bancarelle del mercato, le hanno dirottate e han dato il via libera per recintare la piazza.

Non lo so, ma mi sento un po’ presa per i fondelli. E un po’ confusa. Capita di tutto in questo paesino dimenticato da dio ma, sfortunatamente, ricordato dagli assessori e dagli amministratori di condominio. Peccato che mai, MAI, venga in mente di chiedere un parere agli interessati. Siamo un piccolo paese di persone anziane, con pochi negozi e molti bar. La scars industria che avevamo è andata, non c’è produttività di altro genere. Stiamo diventando un quartiere dormitorio nella prima periferia della città. Per chi fa fatica a muoversi, a breve, sarà complicato pure fare quel minimo di spesa che serve a sopravvivere. Cosa diavolo stanno riqualificando allora?, e soprattutto a che scopo?

*sì, sono nuovamente malata, sempre la stessa rogna: collo e spalla bloccati, mano sinistra che formicola, capogiri, nausea…

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2 risposte a INTRECCIO DI PENSIERI

  1. rosenuovomondo ha detto:

    ah che bello ricordo anche io il mese al mare, una specie di trasloco, la famiglia con nonna, canarino e cagnolino…

    • tigli&gelsominO ha detto:

      niente nonni, purtroppo, ma i miei zii gatto e cocorite. e l’ultimo giorno, con regolarità incredibile, spariva il gatto… ore e ore a cercare il gatto che, secondo me, non aveva nessuna intenzione di tornare a casa e voleva restare lì. invece veniva puntualmente insacchettato nel trasportino e ciao, a ferrara con tutti gli altri 🙂

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