MAIAL LA SPAL!!!*

Io non amo il calcio. Volendo essere precisa mi fa proprio schifo.

Però.

Ieri pomeriggio alle 17 o poco più ho iniziato a sentire clacsonate random, anche da quassù nella piccionaia in cima il cielo, nel paesino in culo ai lupi (alle volpi, per essere precisi, che una volta una volpe mi ha attraversato la strada, lupi mai).

La SPAL, storica squadra di calcio ferrarese, dopo 49 anni è tornata in serie A.

Non credevo sarebbe potuto succedere nell’arco della mia vita e, per quanto poco la medesima cambi, mi ha fatto piacere.

Alle 18 sono andata a prelevare gli Orsi Spietati per portarli in visita all’OrsoFratello, ha subito un piccolo intervento (di quelli moderni e fighissimi, io avevo paura ma devo ammettere che all’ospedale di Cona il reparto di emodinamica è un’eccellenza), e abbiamo affrontato le strade del centro. Ad ogni ragazzino con bandiera o sciarpa bianco azzurra ho clacsonato anche io, mi piaceva vedere i sorrisi e il rinnovato vigore nello sbandierare, ad ogni auto che suonava ho risposto a tono.

Orsa Spietata: Ma cosa fai?!

laTigli al volante: Suono!

Poi che io stessi suonando per mio fratello, gli altri, mica lo sapevano 🙂

*non avrei mai creduto di pronunciare questa frase.

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DANIEL PENNAC

STO

SERIAMENTE

PENSANDO

DI

FARLO INSEGUIRE

DAL

GRANDE CETRIOLO COSMICO.

Mica per essere violenta Daniel, no, sia mai. Proprio così, per vendetta.

Fammi capire: aspetto per venti anni, VENTI, il seguito della saga Malaussène. Quella che tu avevi dichiarato terminata.

E io a sperare, magari sarà qualcun altro a prendere le redini della famiglia, magari Jeremy, o Il Piccolo. In fondo gli anni passano e loro crescono.

Anni in cui, da definizione della mia amica Paola “mi sono sentita infinitamente orfana di Pennac”, anni in cui nessun libro è riuscito a darmi la scossa della Fata Carabina. Anni in cui mi sono rifugiata in Harry Potter, che non somiglia per niente alla saga Malaussène, ma può essere per certi versi altrettanto complicato.

E infine, a maggio 2017, arriva quel seguito in cui non speravo più. Quel libro che mi ha fatta sentire trentenne come quando ti ho scoperto.

Un’emozione che guarda, triste a dirsi, nessun uomo nella mia vita mi ha mai dato.

Divorato.

In due giorni.

No, non è vero, centellinato in due giorni.

E stasera: l’ultimo capitolo.

E me lo chiudi così il libro?, me lo chiudi così???!?

Ma vogliamo dare pace a Rabdomant, che è più sugli ottanta che sui settanta?, se sua figlia ha sposato un idiota sarà mica colpa sua?

E Silistri?, cosa mi dici di Silistri?, abbandonato così, con Postel-Wagner…

E poi voglio sapere: Therese cosa fa ora?, Clara si è sposata?, Jeremy quanti anni ha?, e Il Piccolo?

E  no caro Daniel, questo non me lo dovevi fare.

Io aspetterò, ricomincerò ad aspettare, in fondo è una delle cose che mi riesce meglio. Ma sappilo: non ti perdonerò.

MAI

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IL GRANDE CETRIOLO COSMICO – parte seconda (e temo non ultima)

Andiamo con ordine:

Domenica 9 aprile, grazie all’intervento di un amico informaticamente più sveglio di me, trovo la connessione per guardare in streaming il motomondiale, allegriaaaaa! Dato che ci sono, che è domenica, non ho niente da fare, mentre sistemo una pila di carta che giace intonsa sulla mia precaria scrivania (due cavalletti e due assi in legno) almeno dal 14 agosto 2016, decido di guardare anche la F1. Ché non mi fa impazzire eh?, io sono per le due ruote, ma si vede, fa rumore, io sono al lavoro… ma sì, la guardo. E ordino, archivio, butto… Butto, appunto, strappo fogli INUTILI e li metto nel raccoglitore della carta. Qua nella piccionaia in cima al cielo si fa la raccolta differenziata con precisione e convinzione, anche da prima che ci dessero i cassonetti per l’indifferenziata con TESSERA MAGNETICA RIFERITA AL CODICE FISCALE.

Tra le altre cose penso bene di buttare un foglio intestato DOCUMENTO DI ACCOMPAGNAMENTO DEL MODEM.

Verso le 17 il pc perde la connessione, a pochi minuti dalla partenza di una delle gare minori. Panico. Tentativi, prove, niente. Tutto inutile. E il modem che smette di lampeggiare in blu e inizia a lampeggiare in rosso. Avrò mica esaurito i giga???

Lunedì 10 aprile, modem alla mano, vado al negozio della Wind, il commesso mi guarda con compassione: eh sì Signora, ha esaurito i giga. Però guardi, casca giusta giusta nell’offerta e la passo da 20 a 30 giga allo stesso prezzo. Non so dirle se funzionerà da subito, ma certamente funzionerà dal 20 aprile. Data la gentilezza non l’ho nemmeno strangolato per il Signora.

Passano i giorni, accendendo il modem mi connetto, ma continua a lampeggiare in rosso.

Sabato 22 aprile torno al negozio, LA commessa stabilisce che: no, no, la linea è stata ripristinata il giorno 10, è proprio il modem che è saltato. Ha fatto il contratto il 13 agosto dell’anno scorso?, perfetto!, è ancora in garanzia. Glielo mando in assistenza e chiedo alla responsabile del negozio se possono prestarne a Lei uno dei nostri, perché sa, non è prevista… ha detto di sì, ok, mi da un documento e il numero di garanzia.

Che io non ho.

Non ce l’ho perché il MALEDETTO è segnato SOLO ED ESCLUSIVAMENTE sul documento accompagnatorio che io ho strappato e differenziato 20 minuti prima che il modem morisse. PRIMO APPELLO del GCC.

Devo chiamare il numero dell’assistenza, spiegare il problema e farmi dare il numero. Così torno a casa, smonto il cellulare, smonto il modem, metto la scheda del modem sul cellulare e accendo. E non si accende. Morto, anche il telefono. Mi rendo conto che essendo una scheda dati probabilmente è per questo che il cellulare non si accende, e che la chiamata la dovrò per forza fare da rete fissa. Inverto di nuovo le schede e riaccendo il cellulare. Ma il cellulare è morto e basta. Non è un problema di scheda. SECONDA CHIAMATA DEL GCC.

Dopo meno di venti minuti esco di nuovo e vado a comprare un cellulare. Inutile stare tanto a rimuginare. Nel megastore in meno di cinque minuti ho il cellulare nuovo in mano MA la SIM non va bene, serve la NANOSIM (ma stracazzo!, ma cos’è sta mania di fare robe sempre più piccole che poi non si trovano, si smarriscono, non si riesce neppure a tenerle in mano?!). Ma sono fortunata, all’interno del megastore c’è lo spazio della compagnia telefonica che in cinque minuti e dieci euro mi trasferisce il numero dalla SIM alla NANO SIM.

Il commesso la inserisce, su mia richiesta, ed è tutto fatto!, peccato però che i numeri, gli indirizzi mail, e tutta la compagnia cantante siano rimasti memorizzati sulla SIM e sul cellulare che non si accende più…. Telefono nuovo e vuoto abissale. Il niente. Tutto attorno a me. E il GCC ha colpito per la TERZA VOLTA in un sabato.

Vado dai miei, recupero un po’ di numeri (Orsaspietata, Orsospietato e Orsofratello) e vado a cena dagli amici, recupero un altro po’ di numeri, metto un messaggio su FB per i contatti spiegando l’accaduto e attendo fiduciosa.

La domenica passa: faccio un po’ di giri, vado a vedere la GP da un amico, torno parcheggio l’auto sotto casa e arriva il lunedì mattina.

Appena esco dalla porta vedo un graffio, lungo come tutta la portiera dell’auto, grosso circa tre millimetri e profondo a carrozzeria sull’anteriore destra. Il GCC ha colpito di nuovo. Auguro le peggio cose a chi l’ha prodotto e vado in ufficio. Dal fisso chiamo la Wind. Gentilissimi (credo sia una delle poche aziende in Italia a così altra concentrazione di cortesia), mi manderanno per mail il numero di garanzia, nel giro di DUE O TRE SETTIMANE. Poi servirà un’altra decina di giorni in assistenza. La gentilezza è la vaselina del GCC, niente da dire al riguardo.

Imbocco l’A13, alle 18, e torno verso casa, non è stato un gran lunedì ma domani sarà festa, non pensiamoci. Al casello fila chilometrica, mi infilo nel corridoio in cui si può pagare col bancomat.

L’apparecchio prontamente mi risucchia la tessera e mi ripete con voce via via più nervosa “inserire tessera”…

Ho avuto indietro il mio bancomat, ma, come dire?, sento che il GCC mi ha presa in antipatia anche dal punto di vista tecnologico.

Non ho il coraggio di accendere la lavatrice… andrei a lavare nella lavanderia a gettoni, ma oggi è il 25 aprile, è chiusa.

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IL CETRIOLO COSMICO*

…mi ha messa nel mirino.

Dopo due anni, DUE, senza una sola riunione di condominio laTigli era un po’ preoccupata: nell’anno 2016 non aveva versato un singolo centesimo di spese condominiali, del resto non aveva ricevuto un riparto e reputava rischioso versare cifre approssimative  sul C/C del condominio Salus (sigh, si chiama proprio così), non è la prima volta che un amministratore scappa col bottino. Quando è successo proprio in questo condominio laTigli, ancora, non abitava qua.

Dieci giorni fa arrivava una ripartizione di spese con chiamata alle armi per i condomini. Tremando, laTigli, apriva la busta e faceva una scoperta magnifica: non solo l’amministratrice è persona onesta e non era fuggita MA aveva pure amministrato quanto in C/C e stabilito che quanto dovuto per il 2016+2017 era una cifra affrontabile. La riunione no. La riunione iniziava alle 18, quando laTigli esce dall’ufficio in centro a Bologna e deve arrivare in stazione, pigliare un treno, arrivare a Ferrara, pigliare la macchina e dirigersi verso casa.

Il giorno incriminato, con bonifico eseguito interamente per evitare di dimenticare scadenze (e già che c’era la solita Tigli aveva pensato di versare pure, sempre in unica soluzione, tutta la TARI, ché tolto il dente tolto il male), garrula come un fringuello sotto LSD laTigli, alle 19,20 arrivava in chiusura di riunione e veniva informata: il Comune di Ferrara, in forte deficit, ha deciso che il seminterrato perennemente allagato è debitore di IMU.

  • 1800 euro per il 2012;
  • poi altri 1800 per il 2013;
  • poi a seguire 1800 euro annui fino al 2016;
  • più interessi di mora.

9000 euro più interessi di mora da dividere per otto appartamenti. Oggi laTigli è molto pentita di avere saldato tutto subito.

Molto pentita di avere gioito. Molto, molto pentita… in generale.

Era stata nel radar del Cetriolo Cosmico per mesi e mesi, era convinta di starne uscendo. E invece no, Il Grande Cetriolo Cosmico stava solo prendendo meglio la mira

*ringrazio Koris per la definizione, la adoro, è elegante, ma rende perfettamente l’idea. Credo tutti abbiamo chiaro dove si infila il cetriolo, vero???

 

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SONO QUA QUESTA SERA…

…per ringraziare Rossi.

Il vecchio è arrivato a podio, dopo essere partito decimo.

Grazie The Doctor, in un periodo (luuuungo) di #mainagioia continui ad essere la mia boa in mezzo all’oceano.

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FORSE E’ ORA

…di chiudere il blog.

Mi sono accorta che tutti quelli “che leggo” ormai sono rarefatti, non scrivono quasi più. E non è che io abbia molto da raccontare.

Ho notato che alcuni che seguito mi sono venuti a noia. Troppa spocchia. Troppa convinzione di avere la verità in tasca.

Ormai commento giusto due blog, che non stanno neppure tra “chi leggo”, perché sono simpatici, allegri. Hanno una voglia che io non ho più.

Delusioni da condividere ne avrei a iosa. Ma mi pare inopportuno.

Ci rileggeremo. Presto. Ma sui vostri blog.

Io, almeno per ora, sono stanca.

Ciao a tutti.

Annalisa (laTigli)

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LA MIA AMICA STA BENE

Ovviamente l’hanno operata il giorno prima della mia partenza per Parigi.

L’hanno dimessa.

Parigi è bellissima, ma le sue dimissioni sono meglio 🙂

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E POI CI SONO SERE COME QUESTA

In cui vorrei lanciare il telefono contro il muro, perché brutte notizie non ne arrivino più.

Sere in cui la stanchezza prende il sopravvento.

E non è per il mio lavoro che, alla fine, amo e mi sta dando la soddisfazione di imparare tutto quanto mi è stato negato negli otto anni e otto mesi precedenti (al grido di “non sei in grado”, non siete in grado voi coglioni).

E non è la strada, anche se stamattina c’erano “sette km di coda in aumento tra Ferrara Sud e Altedo” e la provinciale intasata.

E non sono gli Orsi che, per carità!, stanno bene e si godono Trudi e io “fa lo stesso”, magari un giorno adotterò un altro gatto, o un’altra gatta, o una tartaruga che mi piacerebbe tanto (ma il mio sogno irrealizzabile è un delfino).

E no. Non è niente di tutto ciò.

Questa volta sono gli amici, e io agli amici voglio bene quanto ai familiari, più che a certi familiari. Parenti o affini che siano.

Eppure quella notizia l’aspettavo, sapevo che attendevamo una data. La data è arrivata. Non mi aspettavo il tipo di intervento. E sono sicura che andrà tutto bene, ho bisogno di essere sicura che tutto andrà bene.

Ma che fatica.

E che voglia, dopo avere chiuso la chiamata, di lanciare il telefono contro il muro…

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S.VALENTINO

Non mi arreca nessun disturbo. Davvero.

Non capisco il perché di tanto accanimento contro un giorno in cui le persone, in un modo o un altro, cercano di essere felici e gratificarsi a vicenda. Credo che chi critica tanto, sotto sotto, in realtà rosichi.

Io, ad esempio, ho scelto di farmi un regalo: 750 gr. di gelato artigianale della mia gelateria preferita. E ho pure convinto il collega che mi ospita nelle ultime settimane, eh sì mi hanno ribattuta all’interporto, a portare un pensiero alla sua compagna.

E’ la stessa storia del festival di S.Remo, a me fa schifo, non lo guardo e punto, mica sto a criticare.

Boh, la gente è sempre più strana, non la capisco.

O magari sono strana io, mai dare niente per scontato!

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QUALCOSA LO DEVO PUR RACCONTARE

Anche se in realtà preferirei di no.

Diciamo che al grande amore hanno già dato due o tre consistenti scosse, di quelle che ti fanno dichiarare “ho preso un abbaglio”.

L’azienda super all’avanguardia che è tanto interessata ai dipendenti ha la tendenza a cambiare le carte in tavola.

Non a spostarle, proprio a cambiarle: i “sei mesi a Bologna poi lavoro in remoto, ma dovrà venire in sede una volta al mese” si sono trasformarti in “dovrà venire in sede una volta alla settimana”, per tramutarsi in “adesso va all’Interporto ad imparare perfettamente l’import* poi torna e lo insegna alle colleghe. poi comunque non potrà lavorare da casa, almeno due giorni alla settimana dovrà essere qua**”.

*ai colloqui ho specificato ripetutamente che di import so una beata mazza e che all’Interporto volevo tornarci mai più.

** almeno due giorni, nella lingua parlo io significa più opportuno tre ma l’ideale è quattro.

Diciamo che non sono contenta per niente, diciamo anche che sono piuttosto delusa dalle belle parole e dalle strette di mano “tra gentiluomini”.

Diciamocelo chiaramente: mi hanno fottuta.

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