COMPLEANNI

…con i parenti…

 

auguri Orso spietato, e auguri Zio!06

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HO DECISO

Non vado a Parigi.

Il momento non mi sembra il migliore, ho bisogno di riposo assoluto, a Parigi finirei per girare come una matta, la città mi piace ma ne ho vista solo una parte. Dovrò andare ancora, e tornare, tornare, tornare…

…ma non quest’anno.

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VORREI SAPERE PERCHE’…

…ogni volta che chiedo un consiglio mi sento rispondere “fai come ti senti”*.

Invece, ogni volta che dichiaro una precisa intenzione mi sento dire “ah!, io non lo farei, io farei così e cosà, ecc.”

C’è un motivo preciso?????

*di merda mi sento, ché se mi sentissi qualcosa lo dichiarerei così avreste modo di stracciarmi le palle con consigli NON richiesti….

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HO TROVATO…

…un nuovo nascondiglio.

copertina

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GRAZIE

Per la pizza margherita ben cotta e le due bottiglie di birra Poretti. E per la ricerca fatta in rete per scoprire se era un’imitazione della Moretti. E per aver deciso che forse sì, essendo diciotto anni più giovane.

Grazie.

Per la finale maschile, a squadre, di fioretto, niente medaglia ma non importa.

Grazie.

Per aver controllato, prima che partissi, che non fossi ubriaca. Ché si sa, io l’alcool non lo reggo proprio e una 0.66 intera significa ubriachezza molesta🙂

Grazie.

Per la compagnia di una sera, nel vuoto siderale di alcuni mesi.

Grazie.

Anche se non mi leggi. Credo di non averti detto mai che esiste un blog, nonostante la domanda “ma perché ti chiamano laTigli?”.

Grazie.

Alcune amicizie vanno preservate, come tesori.  Tu fai parte di questa categoria.

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DUBBIO

Grande come una casa, forse di più.

Stupido, ma mi sta dando il tormento.

Tutta la rogna che mi ha avviluppata da giugno ad oggi ha avuto, oltre a farmi male, l’effetto secondario di scombinarmi completamente il piano vacanze. Ottenere le ferie nei periodi richiesti ha significato discussioni (ma il Nulliparo in realtà mi ha fatto una scenata con i fiocchi in cui è dovuto intervenire il capo, pena la possibilità di arrivare alle mani), musi lunghi, ripicche e le solite cazzate che succedono nella succursale del manicomio in cui lavoro. Cambiarle era completamente fuori da ogni possibilità.

Così.

Così mi ritrovo con programmate due settimane di ferie… in settembre. Già perché il momento migliore per NY sarebbe stato settembre. Ma il programma NY è saltato, e l’idea “ma chiedi a un’amica, ma vai con altri, ma vai da sola” non è praticabile. Le amiche in quel periodo al lavoro ci tornano, o ci sono tornate da una settimana, e comunque tutti quanti hanno altri impegni, altri programma, altra vita e soprattutto (a differenza di me) le ferie le possono programmare a marzo, quando ancora si trovano prezzi abbordabili e mete disponibili.

Un’amica, la solita Lele di Parigi, amica come sempre mi dice “ma che ti frega se ti è saltato tutto?, vieni da me!”. Vieni da me… che belle parole, e che bello avere un’amica che c’è, a migliaia di km ma c’è. Sempre. Come del resto sempre ci sono io per lei.

Può sembrare poca fatica, può sembrare cosa da poco, ma durante questa prima settimana di ferie la mia compagnia è stata lei. No, non è qua, è là. E alla sera si cazzeggia su uotsàp, su fb, si fanno chiacchiere, riflessioni, discorsi pecorecci e brindisi scambiandosi foto del bicchiere, che lei vuole e vede sempre mezzo pieno. E così passano le serate, in casa, dopo giornate trascorse in compagnia delle Olimpiadi.

Vieni qua.

Vengo lì.

Lì, a Parigi, città che mi ha fatta innamorare dalla prima volta che ci ho messo piede. Non parlo francese. Città di cui un’altra amica disse “ma come con la Lele?, ma nooooooo, a Parigi si va con l’uomo, meglio se L’UomoDellaVita”*.

Vengo lì?

Io non lo so se vengo lì. Io ho paura. Parigi e la Francia sono già state prese di mira, la situazione mi allarma. Non sono fifona in generale, ma penso che andarsi a cercare i guai sia altra cosa. E frequentare aeroporti forse non è la cosa più igienica del mondo allo stato attuale dei fatti.

E poi lì, lei sarà al lavoro. E il suo bimbo inizierà la prima elementare proprio in quei giorni. E io sarei lì. In mezzo ai piedi come tutto quello che si abbandona sul pavimento e poi ci si inciampa. Sarei di troppo, mi sentirei di troppo, in una situazione in cui la vita riserverà ad Antony il primo vero cambiamento, mettendo in moto il suo futuro.

Mio fratello mi sprona: non sederti, sii fatalista, se è il tuo momento è il tuo momento e ti schianti in autostrada mentre vai in ufficio. E ha ragione. Ma andare in ufficio rientra nella categoria degli “inevitabili”, andare in vacanza in no. Mi dice di non lasciarmi influenzare, di non dargliela vinta, di continuare a vivere perché l’alternativa è essere già morti (e andare in ufficio!!!), però… però ecco, io non lo so.

Io mi sento in alto mare, ma non su uno yacht, mi sento in alto mare con addosso il giubbotto di salvataggio….

*ma vai a “fare quello che vuoi”, a Parigi si va e basta.

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SECONDO GIORNO DI FERIE VERE (sabato e domenica non contano nel mio caso)

L’inizio non è stato esaltante, perdere amici, per quanto lontani geograficamente ed emotivamente (da un bel po’), comunque fa riflettere.

Andarsene così, a 52 anni non ancora compiuti, e subito dopo il primo anniversario di matrimonio è crudele. O almeno tale lo reputo io.

Ho cercato da ieri di essere davvero in ferie. Ho guardato un sacco di gare, poi rintronata al massimo, mi sono addormentata presto. Stamattina come ovvia conseguenza mi sono svegliata presto: panta e maglia traspiranti, scarpe da tennis e via, a camminare con gli auricolari nelle orecchie. Solito percorso, quello della domenica mattina, poi rientro, doccia e giro in centro, per ricostruire un’unghia falciata con il taglierino da ufficio venerdì scorso*.

Nel pomeriggio taglio dei capelli, senza appuntamento, sull’onda dell’emozione. La parrucchiera mi ha smanazzato un po’ in testa e mi ha chiesto “ti sei accorta di avere perso un sacco di capelli?”, no, non me ne sono accorta. Pare abbia un’abbondantissima ricrescita, tutti lunghi non più di pochi millimetri. Per fortuna quando cadono poi ricrescono pure!

Diciamo che la primavera mi ha stressata, e quando dichiaravo stanchezza e necessità di fermarmi non avevo tutti i torti…

Ok, sono in ferie, niente vacanze ma sono in ferie. Ora devo solo capire cosa fare per divertirmi anche un po’.

*e per fortuna: se avessi tenuto la mano in altra posizione oggi sarei in mutua perché mi sarei amputata la prima falange del pollice…

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CIAO MANU

Sono passati anni, quattordici e nove mesi, dall’ultima cena a casa mia. Quella casa a piano terra comprata anche perché “gli amici a ruote e stampelle” fossero comodi a muoversi.

Ricordo, come le avessimo fatte ieri, le gare sulle sedie a ruote prestate: i “para” seduti sul divano, con il mio cane Jorge che non gli dava pace e voleva essere tenuta in braccio (una rottweiler di 40 kg…), e noi sulle sedie a fare chi arrivava prima dal muro della cucina al mobile del salotto. Ricordo te e Luchino che vi rimbrottavate a colpi di “handicappato”, ché il politically correct al CCF non andava di moda, ma non era con le parole che ci si dimostrava l’affetto, il sostegno, e il volersi bene che univa quel gruppo. Ricordo quando ho buttato le chiavi della macchina nel bidone del pattume e tu le hai recuperate pescandole con un affare strano che avevi nel baule.

Le innumerevoli volte che ti ho tagliato i capelli, in giardino per non sporcare casa, e il fatto che poi fosse sparsa la voce e mi chiedessero se facevo anche i tattoo. Non ho mai capito l’associazione di idee sinceramente, ma Bart era giovane all’epoca🙂. E poi arrivò Renzo, a ruote anche lui, che voleva gli facessi capelli e barba ma aveva paura di Jorge che voleva salirgli sulle ginocchia.

Ricordo un sacco di pomeriggi in kayak, nell’acqua fetida della Darsena, e poi a prendere l’aperitivo, conciati come due naufraghi.

Ricordo un pomeriggio, quando avevo quello strano contratto part-time con due ore e mezza al mattino e una e mezza al pomeriggio, con l’auto dal meccanico: sei venuto a pranzo da me, mi hai portato al lavoro, sei tornato a casa mia a guardare la tv e mi sei tornato a pigliare in ufficio per portarmi dal meccanico. Quello che mi guardava dentro la scollatura della camicia, ma te ne sei accorto tu e te la ghignavi alla grande, e che ti ha detto “ciao béll” facendomi poi chiedere “ma lo conosci?”, “no, mai visto in vita mia”.

Poi abbiamo litigato, per un motivo stupido, per sms mentre ero a Parigi dalla Lele per consolarmi della recente separazione, mi sembrava assurdo tutto ciò che mi succedeva attorno e non ho capito.

Quando quasi dieci anni dopo ci siamo rivisti non sapevamo cosa dirci, ci siamo salutati, aggiornati, e ciao, come se ci vedessimo sempre, come se sapessimo che non ci saremmo visti più.

Per me sarai sempre “Germano Reale”, perché comunque in kayak eri una ciofeca!

tvb, rip.

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META RAGGIUNTA

Sono ufficialmente in ferie da tre ore e tredici minuti.

Ho un mal di testa che mi spacca in due.

Meglio non sottilizzare, tanto poi passa.

Ora è il mio tempo. Vedrò cosa mi porterà, ammesso e non concesso che mi porti qualcosa.

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-3

Alle Olimpiadi.

Alle ferie.

Al momento in cui mi chiuderò in casa e invertirò la rotta: dormire di giorno per guardare la tv di notte.

Tra me e il mio -3 ci sono: un container da 40 piedi per l’Egitto, probabilmente un altro per l’Indonesia, una quantità infinita di documenti da riordinare e, sfortunatamente, una quantità di telefonate di rogne a cui rispondere. Ma perché poi tutti si accorgono di avere fatto dei casini solo tra il 1 e il 15 di agosto?

Comunque, una volta passati questi -3, sarà finalmente il mio tempo.

E se dovesse piovere? Ma chiusene… io voglio guardare le Olimpiadi.

Punto tutto su Daniele Molmenti, che certi amori non si scordano mai.

No, non conosco Daniele Molmenti, sto parlando del K1…

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