BE STILL MY BEATING HEART

Be still my beating heart
It would be better to be cool
It’s not time to be open just yet
A lesson once learned is so hard to forget
Be still my beating heart
Or I’ll be taken for a fool
It’s not healthy to run at this pace
The blood runs so red to my face
I’ve been to every single book I know
To soothe the thoughts that plague me so
I sink like a stone that’s been thrown in the ocean
My logic has drowned in a sea of emotion
Stop before you start
Be still my beating heart
Be still my beating heart
You must learn to stand your ground
It’s not healthy to run at this pace
The blood runs so red to my face
I’ve been to every single book I know
To soothe the thoughts that plague me so
Stop before you start
Be still my beating heart
Never to be wrong
Never to make promises that break
It’s like singing in the wind
Or writing on the surface of a lake
And I wriggle like a fish caught on dry land
Struggle to avoid any help at hand
I sink like a stone that’s been thrown in the ocean
My logic has drowned in a sea of emotion
Stop before you start
Be still my beating heart

Compositori: Gordon Sumner
Testo di Be Still My Beating Heart © Sony/ATV Music Publishing LLCBE

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POUND

Ieri sera sono uscita dalla palestra sfinita.

Arrivata a casa ho aperto il portone del condominio e guardato in su, quattro piani, senza ascensore. Ok. Non posso dormire qua.

Al secondo piano ho incontrato Francesca:

– Ciao Tigli!

-…(agito la mano in segno di saluto)..

-Arrivi dalla palestra?

-…(scuoto la testa, sì)…

-Ma…  non riesci a parlare????

-…(scuoto la testa, no)…

Arrivata in casa ho appoggiato la borsa, il borsone, ho sfilato la giacca e mi sono stesa sul pavimento.

Dopo due minuti mi sono detta che, almeno, una doccia avrei dovuto farla. Non riuscivo ad alzarmi in piedi.

Mi sono messa carponi e ho gattonato fino al bagno.

Del resto quando il riscaldamento lo fai con gli AC/DC in sottofondo…

(per la cronaca oggi sono in piena forma, ho solo, un po’, male agli adduttori)

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ULTIMO GIORNO

Di ferie.

Domani si torna al lavoro, al traffico, ai clienti schizzati (ché loro l’effetto ferie l’han già esaurito), a tutta la corte dei miracoli che fa parte del mirabolante mondo del lavoro.

Non mi sento pronta.

Non sono ancora uscita dal buco, mi sto arrampicando. Temo che finirò sul fondo un’altra volta.

Che fatica vivere.

E come ci dicevamo con Daniel “life is very hard, none will survive”…

(domenica di ottimismo sfrenato!)

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PIANO, PIANO, MOLTO LENTAMENTE…

Si tenta di uscire dal buco. Ha detto iome che bisogna.

Ci provo.

Da martedì ho iniziato una nuova attività, si chiama “pound” e forse, finalmente, ho incontrato una nuova passione: ginnastica a ritmo sostenuto. E quando parlo di ritmo non è una contaminazione di termini: si pratica con l’ausilio delle bacchette da batterista.

Servono a scandire le battute, a scaricare energia, a fare rumore.

Il tutto con una base di musica rock che Virgin Radio levati!

…vedremo…

Intanto, per oggi, pulizie: non si possono fare le due settimane canoniche di ferie annue senza fare almeno le pulizie. Bah!

 

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LA SDRAIO E’ MIA

Ancora per un’ora.

Poi doccia, all’aperto, abiti civili, cena e aereo.

Ora so cosa significa “per quanto lontano tu vada non potrai mai scappare dai tuoi problemi”, o dolori, o ansie.

Poi sarò a casa però. E avrò la compagnia di Trudi per quattro lunghi giorni.

Vorrei non essere una donna fedele. Perché la tenacia dei miei sentimenti è una condanna.

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ULTIMO GIORNO DI BALCONE

Un po’ dispiace ma neppure troppo. Stare qua non è servito. Non mi sento più lieve di quando sono partita e i pensieri han proseguito il loro ciclo.

Il mare non basta più.

Eppure.

Non ho curiosità nè voglie.

Devo solo riprendere i vecchi automatismi.

Lo farò.

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DESIDERAVO TANTO UN BALCONE

Ora ce l’ho. Non è mio, non l’ho comprato, ma nelle ore in cui il sole brucia è bello stare qua, all’ombra, raccontandomi che andrà tutto bene. Che tutto passa, si aggiusta o si dimentica.

C’è solo il rumore del mare, e azzurro a perdita d’occhio.

Sto godendo la lentezza del non avere programmi.

Mi concedo il lusso di non fare.

Mi perdono la pigrizia: rò poco da raccontare, scarse foto da mostrare e nessun racconto epico da condividere.

Basterà.

Non accetterò più critiche per come vivo, non disturbo nessuno, è più di quanto possano dire molti altri

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SONO SCAPPATA

La stanchezza ha vinto. La tristezza ha vinto. La mancanza di energie ha vinto.

Me ne sono andata, in un luogo di acqua e vento. In un momento in cui vorrei solo accucciarmi in un angolo.

Mi han detto che qua non si può essere tristi.

Che l’aria porta via i pensieri.

Che l’acqua pulisce tutto.
Per ora sto seduta su un balcone, con un telefono tra le mani.
Ma domani..
Sì, domani.
Forse.

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NON HO VISTO LE STELLE CADENTI

Chissà se avrebbero fatto differenza?

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CUGINI

All’improvviso mi si è riempita la vita di cugini. Quelli frequentati molto e poi più, la vita fa intraprendere strade diverse, quelli frequentati poco e poi più, quelli nuovi acquisiti per matrimonio contratto con quelli ufficiali…

Ho sempre avuto pochi parenti ed ora, a quasi cinquant’anni, ci stiamo ritrovando tutti insieme. Ed ogni occasione è buona per organizzare una cena, prendere un caffè, telefonarsi.

Per me è strano, io che chiamo Orsi i miei genitori e sono l’unico, vero, orso di famiglia. Io che potendo andrei in letargo durante l’inverno, e da giugno scorso avrei voluto andarci anche durante l’estate.

Con mio fratello abbiamo dedicato il pomeriggio di ieri ad un incombenza spiacevole, ma era da fare e ci siamo mossi, poi a casa, a mollo nella vasca mi accorgo che non ho guardato il cellulare per tutto il pomeriggio. Trovo un messaggio di una cugina “nuova”, “vieni a cena qua stasera?, mio marito ha voglia di vedere gente e ho pensato a te”. Avevo in programma l’ennesima replica di Bones, da guardare comoda sotto il ventilatore. E ho pensato “ma perché?, meglio i cugini”.

Sono rincasata alla 2,00.

Dalla sera in cui ho conosciuto IL gentiluomo che fu non avevo più avuto rientri così avanzati🙂

E giovedì ero a cena con un’altra cugina, una di quelle storiche, con cui non abbiamo fatto tardi ma solo perché venerdì eravamo entrambe impegnate. E comunque davanti a casa sua ad orario decente abbiamo chiacchierato ancora 45 minuti, andando così oltre la decenza.

Che strano ritrovarsi ora, all’improvviso.

 

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